Te po o te mahana - Darkness and brightness

DIGITAL ART

Esposizione personale

Museo Antropologico Padre Sebastian Englert, Isola di Pasqua, Cile (Luglio 2010)

“Nunca volverán la oscuridad y el silencio del Principio. Cada día revela los misterios del Universo. De la oscuridad venimos y hacia la luz es nuestro viaje. Siéntate, mira, ya hemos llegado: estamos en la luz. Vivimos en la conciencia. Somos la vida. Somos el respiro del universo. Somos los ojos de la eternidad.”

“Non torneranno mai più l’oscurità e il silenzio del Principio. Ogni giorno rivela i misteri dell’Universo. Dall’oscurità veniamo e verso la luce è il nostro viaggio. Siediti, guarda, siamo arrivati: siamo nella luce. Viviamo nella consapevolezza. Siamo la vita. Siamo il respiro dell’universo. Siamo gli occhi dell’eternità.”

Tratto da “El deseo del Universo“, di Veronica Riva.

Il monologo a due voci “El deseo del Universo” (“Il desiderio dell’Universo”), ispirato all’origine della vita secondo la mitologia Māori, ha inaugurato l’esposizione di cinque gigantografie al Museo Antropologico Padre Sebastian Englert dell’Isola di Pasqua in occasione di un’eclissi totale di sole. Questo raro evento astronomico, visibile dall’isola per la prima volta dopo 1400 anni, si è verificato l’11 luglio 2010, diventando fonte di ispirazione per una riflessione profonda sul significato ancestrale di tali fenomeni per le popolazioni polinesiane.

 

Per le credenze Māori, all’origine di tutto vi è Te Kore, il vuoto primordiale che racchiude i semi dell’universo. Da esso nasce Te Pō, l’oscurità, il misterioso regno degli dèi, e infine emerge Te Ao Mārama, la luce, la realtà materiale che gli esseri umani sperimentano. L’eclissi, con la sua temporanea interruzione della luce, è stata interpretata come un segno che richiama questi antichi miti, simbolo del passaggio dal caos alla creazione.

 

Veronica Riva ha fotografato luoghi simbolici e fenomeni emblematici dell’Isola di Pasqua, rielaborando digitalmente le immagini per infondere loro un elemento magico e trascendentale. Le sue opere rappresentano l’eclissi come un portale, attraverso il quale l’essere umano può intraprendere un viaggio trascendentale che lo riconduce al principio del tutto, dove mito e realtà si incontrano in un dialogo eterno.

Il Festival Tapati Rapa Nui, principale evento culturale dell’Isola di Pasqua, celebra le tradizioni locali con competizioni di musica, danza, arti e sport ancestrali.

Il colle Maunga Pu’i, rappresentato nell’opera, è il luogo in cui si svolge l’Haka Pei, uno spettacolare sport estremo che prevede lo scivolamento su tronchi di platano. È anche il punto di raduno di migliaia di spettatori che assistono alla sfida degli atleti, impegnati in una scalata simbolica verso la vetta. Vestiti con abiti tradizionali e decorati con pitture corporee, compiono un antico rito di iniziazione legato alla forza e al coraggio.

Nella seconda opera della serie viene catturata l’essenza del rito iniziatico attraverso la figura di un giovane Rapa Nui intento a scalare il colle Maunga Pu’i, vestito unicamente con un hami (perizoma) e con la schiena decorata da una pittura corporale che raffigura una tartaruga Maori, simbolo di forza, resistenza e connessione con il mondo spirituale.

Il legame tra uomo e cosmo è rappresentato dall’eclissi, evento raro e potente che, nella visione ancestrale, segna il dialogo tra la luce e l’ombra, tra il visibile e l’invisibile. L’ascesa del giovane assume così una valenza simbolica, rappresentando il percorso di trasformazione e crescita spirituale, in cui il corpo si fonde con gli elementi e la tradizione diventa viaggio interiore.

In un paesaggio effimero modellato dalla pioggia, un piccolo lago temporaneo riflette un’eclissi solare, segno di un passaggio tra mondi. Sullo sfondo, la terra verde si estende fino all’oceano, dominata dalla maestosa presenza del vulcano Rano Kau, luogo sacro di antiche cerimonie e del rito dell’Uomo Uccello, in cui i sacerdoti celebravano il legame tra umanità e divinità.

L’acqua, specchio del cielo e portale verso l’invisibile, diventa il punto d’incontro tra il regno terreno e le forze cosmiche. Un riflesso fugace, come un messaggio degli dèi, invita a contemplare il mistero dell’esistenza e il continuo ciclo di creazione e trasformazione.

Per gli antichi abitanti di Rapa Nui, il sole, chiamatao Ra’a, era una presenza divina, regolatrice dei cicli della vita e dei riti sacri. Il cielo era una tela cosmica dove dèi e antenati manifestavano la loro volontà, e le eclissi venivano lette come presagi.

Qui, nella terra dell’Uomo Uccello, dove si svolgevano le prove di iniziazione, il sole si sdoppia. Da un lato, l’eclissi moderna, segno di un’energia cosmica in movimento; dall’altro, l’antico simbolo inciso sulla roccia, testimone di una memoria senza tempo. Due visioni che si incontrano, tra il passato inciso nella pietra e il presente che si ricrea attraverso lo sguardo umano.

Dalle pendici di una collina inaccessibile l’autrice scatta l’immagine che mostra la più grande piattaforma di Moai esistente al mondo, che rivolgono lo sguardo al sole di fuoco dell’eclissi. Un paesaggio naturale antico, modellato dalle eruzioni e dai maremoti, proiettato in un futuro apocalittico.

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